Amici di Don Ottorino
Pia Società San Gaetano
Il nome Amici di don Ottorino è stato scelto perché essi si ispirano direttamente all'esperienza spirituale di don Ottorino, fondatore della Pia Società San Gaetano. Dice infatti lo Statuto: «Essi, in unità spirituale con i religiosi della Pia Società San Gaetano, accolgono l’invito di don Ottorino a vivere il Vangelo, a portarlo nel mondo col loro peculiare modo di agire e a testimoniare che siamo fratelli tra noi ("perdonare, sopportare, comprendere, aiutare e per tutti avere un sorriso") e con il fratello Gesù ("con Gesù nel cuore, nella famiglia e nel lavoro"), protesi verso l’eternità»[1].
Gli Amici di don Ottorino che si impegnano con la promessa di aderire alla Pia Società San Gaetano collaborando direttamente in qualche sua iniziativa e progetto, sono chiamati Collaboratori.
Il presente Statuto, rielaborazione della “Proposta di Statuto per gli Amici” presentata nel VI Capitolo generale che ne condivise sostanzialmente i contenuti, tiene conto delle indicazioni del Capitolo stesso ed è stato preparato da un gruppo di Amici con la collaborazione del Consiglio generale. Viene approvato ad experimentum, è da applicare e da perfezionare con l’esperienza degli Amici di don Ottorino in vista della definitiva approvazione nel prossimo Capitolo generale.
Vicenza, 14 settembre 1999
Don Luigi e Consiglio
Don Ottorino
e gli inizi
della Congregazione[2]
1.
La persona di don Ottorino e le intuizioni originarie
La Pia Società San Gaetano ha origine dal carisma dato al servo del Signore, don Ottorino Zanon.
Nato in Vicenza il 9 agosto 1915 e cresciuto in una famiglia modesta, provata dalla sofferenza e illuminata dalla fede, il giovane Ottorino, nella guarigione straordinaria concessa dalla Vergine alla mamma, vide la conferma della sua chiamata ad essere prete.
Formato nel seminario diocesano di Vicenza, manifestò un particolare interesse per il lavoro manuale e le attività tecniche. Fin da ragazzo coltivò nel cuore l'ideale missionario e da chierico ebbe l'intuizione di come deve essere il prete autentico: un apostolo che vive integralmente il vangelo, che sente “l'ansia” di amare Cristo e di farlo conoscere e amare da tutti, e, per questo, si dona totalmente a Dio e ai fratelli con fede e in fraterna unità con gli altri apostoli.
Fu ordinato prete il 26 maggio 1940. Nella sua breve esperienza in una parrocchia della Diocesi, intuì il rinnovamento che avrebbero portato nell'azione pastorale due figure di apostolo, con vocazioni distinte e complementari e in stretta collaborazione: il prete e l'assistente (poi diacono).
2.
La prima scelta apostolica: i giovani come “ultimi”
da formare attraverso il lavoro
Nel primo anno di presbiterato, nella parrocchia di Araceli, don Ottorino fu colpito dai problemi dei baraccati alla periferia di Vicenza.
Guidato da Dio attraverso circostanze straordinarie, e sostenuto dalla sua grande fiducia nella Provvidenza, don Ottorino nella sua ansia apostolica si dedicò ai giovani, per arrivare alle famiglie e a tutti, e cominciò col raccogliere ragazzi orfani e abbandonati per formarli cristianamente e dare loro un posto nella società attraverso il lavoro.
Ricevuta la benedizione del Vescovo Rodolfi, il 24 maggio 1941, festa di Maria Ausiliatrice, iniziò l'Opera con l'Istituto San Gaetano, dove si educavano professionalmente i giovani, ispirandosi al motto: «Con Cristo nel cuore, nella famiglia, nel lavoro». Ben presto fu affiancato da don Aldo De Antoni e da altri collaboratori.
Questa prima scelta apostolica ha contribuito al delinearsi delle figure del prete e dell'assistente sul piano di una diaconia rivolta alle necessità dei poveri da promuovere attraverso il lavoro e ha maturato nella nascente Congregazione lo spirito diaconale di carità e la sensibilità alle realtà umane.
3.
La seconda scelta apostolica:
la formazione dei ministri
Fin dagli inizi don Ottorino si dedicò alla preparazione dei futuri apostoli dell'Opera e, all'interno dell'Istituto San Gaetano, costituì ben presto il “Gruppo dell'Immacolata” per formare giovani alla vita religiosa e apostolica come preti e assistenti (poi diaconi), raccolti dal 1945 in apposita casa presso l'Istituto e, dal 1952, nella Casa dell'Immacolata.
Li educava a una forte unione con Dio, alla donazione totale, all'amicizia fraterna con Gesù, alla devozione filiale a Maria, alla vita di comunità nella carità, semplicità e gioia, a un “fuoco apostolico” universale, coltivando insieme le virtù umane della sincerità, dell'equilibrio, della cordialità e della laboriosità.
Tutto ciò in un clima di famiglia, di ricerca costante della volontà di Dio, di fiducia nella Provvidenza e di accoglienza positiva del progresso umano.
4.
La figura di don Ottorino
e i punti focali della sua spiritualità
In questa opera educativa erano decisivi la persona di don Ottorino e il suo stile di vita.
Nella sua personalità era presente l'animo presbiterale e diaconale insieme. Egli mostrava in sé l'unione vitale di un'attività intensa e di una profonda interiorità; uomo di grande fede, era attento alle persone, sapeva suscitare collaboratori promuovendone le capacità e facendoli partecipi dello stesso ideale; manifestava un'aperta serenità e cordialità e una viva attenzione ai segni dei tempi, ai quali cercava di rispondere con forte coraggio, libertà e fiducia nella Provvidenza.
In coerenza con il suo comportamento, la sua parola semplice e incisiva insisteva su un'idea dominante: fare la volontà di Dio come Gesù, il Figlio suo, che accettò di farsi uomo e si offrì alla morte di croce per salvare gli uomini, guidati da Maria e sull'esempio della famiglia di Nazaret, che compì con amore e in unità la volontà del Padre nella vita quotidiana.
Egli paragonava il progetto di salvezza a un immenso mosaico nel quale l'amore del Padre assegna a ciascuno il suo compito insostituibile e in armonia con quello di tutti gli altri.
Attraverso la ricerca comunitaria delineava una figura di apostolo umanamente maturo che si dona totalmente a Dio ed è sempre preoccupato di essere come e dove il Signore lo vuole («Sono al mio posto?») e che, incontrandosi ogni giorno con Cristo («Parlane a Lui»), sente il bisogno di farlo conoscere e amare da tutti («L'apostolo deve dare»), edificando l'”Unità nella Carità”. In sintesi voleva un religioso che fosse: «Uomo, uomo di Dio, apostolo».
5.
La terza scelta apostolica:
la pastorale ministeriale e missionaria
Dopo il riconoscimento ufficiale della Congregazione da parte della Chiesa, avvenuto la festa di Natale del 1961, don Ottorino avviò le prime esperienze direttamente pastorali dei suoi religiosi in Italia (a Crotone nel 1963, a Monterotondo nel 1966 e all'Isolotto di Firenze nel 1969) e, seguendo il suo impulso missionario, in America Latina (in Guatemala nel 1966, in Brasile e in Argentina nel 1967).
Negli
stessi anni (1964-66) consolidò l'iniziativa degli Amici e Collaboratori, che
partecipano allo spirito della Famiglia testimoniando la carità nel loro
ambiente e offrendo il loro contributo spirituale e materiale per la realizzazione
della missione della Congregazione.
Avrebbe voluto raggiungere tutti gli uomini della terra e, constatando lo squilibrio tra l'abbondanza di clero di alcune zone del mondo e la scarsità di altre, presentava l'immagine dei vasi comunicanti per illustrare la disponibilità della Congregazione per il servizio nelle chiese bisognose.
Nella determinazione dei luoghi, egli si lasciò guidare attraverso le circostanze, nelle quali riconosceva la mano paterna di Dio, e nello stesso tempo scegliendo parrocchie e zone con scarsità di clero o con situazioni difficili, preferibilmente in ambiente operaio o di povertà; inoltre egli si preoccupò di inviare sempre una comunità in cui ci fossero preti e “assistenti”, per i quali si prospettava il diaconato, aiutandoli con suggerimenti e cercando sussidi e tecniche per il loro apostolato.
Seguì con particolare interesse il ripristino nella Chiesa del diaconato permanente, che vedeva corrispondere al suo sogno, e dopo la conclusione del Concilio Vaticano II volle e ottenne per i suoi religiosi “assistenti” questo ministero ordinato: il 22 gennaio 1969 ci fu l'ordinazione dei primi sette diaconi permanenti della Congregazione, la quale maturava così la sua fisionomia pastorale, ministeriale e missionaria. Nel 1970 cercò una parrocchia alla periferia di Vicenza (Laghetto), per collegare il cammino formativo al servizio pastorale parrocchiale.
6.
La fisionomia definitiva della Congregazione
Nell'ultimo periodo della sua vita, don Ottorino, fedele all'impulso dello Spirito e in sintonia con il Concilio Vaticano II e gli orientamenti del magistero ordinario della Chiesa, continuò nel suo impegno a delineare sempre più chiaramente la fisionomia definitiva della Congregazione e ad elaborare il suo programma apostolico: comunità religiose di preti e diaconi permanenti uniti nella carità, che si inseriscono nelle chiese particolari con preferenza per le più bisognose, e che suscitano e guidano comunità ecclesiali al fine di portare gli uomini ad amare Dio con tutto il cuore, a santificare il lavoro quotidiano e a mettere i doni ricevuti a servizio degli altri, in particolare dei poveri, testimoniando così che si può essere apostoli efficaci vivendo secondo il vangelo la vita religiosa pastorale. Fu una ricerca faticosa e don Ottorino per primo incontrò ostacoli e incomprensioni. Egli stesso diceva che «è la croce che segna il cammino delle opere di Dio».
Egli «tornò alla casa del Padre» per tragico incidente stradale il 14 settembre 1972, festa dell'Esaltazione della santa Croce, ripetendo «Gesù, ti amo!».
Lasciava alla Congregazione il compito di continuare con fedeltà dinamica il cammino tracciato: contribuire al progetto divino di fare di tutti gli uomini la famiglia dei figli di Dio.
Gli Amici e i
Collaboratori
nella parola di
don Ottorino
e nella Regola
di Vita
7. Sull’esempio di Gesù che, dopo aver scelto i dodici Apostoli, «designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi»[3], a preparargli la strada, don Ottorino fin dagli inizi si attorniò di Amici e Collaboratori, uomini e donne, laici e non, affinché lo aiutassero nella sua opera. A loro chiedeva aiuti materiali e professionali, consigli, ma soprattutto preghiere e sacrifici e coinvolgimento nell’opera intrapresa.
Più tardi, a cominciare dal 1964, don Ottorino definì la figura degli Amici e dei Collaboratori per coinvolgere sempre più persone affinché collaborassero nell’ambito pastorale e missionario della Congregazione. In questo modo egli, cosciente dell’importanza della presenza attiva dei laici, arrivò a delineare il volto completo della Congregazione, formata da religiosi pastori, preti e diaconi, e da laici, Amici e Collaboratori.
8.
La parola di Don Ottorino
«Volete
diventare i nostri Amici? Sarete i nostri fratelli.
Lavoreremo
insieme per portare nel mondo un po' di carità: voi restando nelle vostre case
e noi operando dove la Chiesa ci chiama. Ci terrà uniti nel nostro lavoro un
ponte di reciproci impegni.
Ogni giorno
nella nostra Casa verrà celebrata una santa Messa per gli Amici e le loro
famiglie; ogni venerdì inoltre i membri della Pia Società offriranno tutte le
loro pratiche di pietà e il sacrificio del loro lavoro per gli Amici.
A voi chiediamo
questa carità: considerate fratelli i membri della Pia Società, pregando per
loro, interessandovi della loro attività apostolica ed in modo particolare
offrendo ogni venerdì il sacrificio del vostro lavoro e la recita di una corona
per la Congregazione.
Però affinché
questa unione sia sempre più efficace chiediamo anche a voi, come richiesto a
tutti i membri della Pia Società San Gaetano, di dare una testimonianza al
mondo moderno, quasi del tutto concentrato nel godimento della vita terrena, che
siamo fratelli tra noi, e con il fratello Gesù, protesi verso l'eternità.
Perché quello
che oggi manca nel mondo è appunto la realizzazione pratica della carità
cristiana, che è l'essenza del vangelo. Incominciamo quindi ad amarci con
l'impegno di creare attorno a noi un ambiente di carità, di amore, di mutua
comprensione.
Appunto nei
primi tempi della Chiesa i cristiani erano riconosciuti dall'amore che si
portavano. Era un amore talmente disinteressato che faceva destare le meraviglie
degli stessi pagani. Ora manca questa unione, questa compattezza, questa fusione
di animi. Vogliamo formare la grande famiglia umana, ma fino a che lavoreremo
divisi, non otterremo nulla. Togliamo le divisioni eliminando l'egoismo, la
critica, la mormorazione, la calunnia.
Cari
Amici, ecco il vostro programma: essere cristiani convinti, che si vogliono bene
tra loro e che vivificano nell'ideale della carità tutta la loro attività
apostolica, le loro preghiere e il loro sacrificio. E' un'arma silenziosa la
carità: ma da sola sufficiente per trasformare il mondo»[4].
«Il ritorno al
Vangelo costituisce la caratteristica espressione della Chiesa viva d'oggi. I
cristiani del XX secolo stanno scoprendo che possono portare Cristo al mondo
solo vivendo le esigenze della carità, poiché il mondo contemporaneo - schiavo
della tecnica e dominato dall'egoismo - non ha bisogno che di amore e di saper
amare.
Ecco
perché è sorto il movimento “AMICI DELLA PIA SOCIETÀ SAN GAETANO”»[5].
Da quello, inoltre, che don Ottorino propone in
particolare ai Collaboratori si può comprendere quanto importante fosse la sua
intuizione.
Secondo don Ottorino i Collaboratori devono assumere
l’impegno di professare l’unione alla
Chiesa in stato di missione, inserirsi in una comunità che può offrire gli
aiuti per compiere il suo dovere di apostolato e trovare il modo di lavorare
subito in un campo concreto di apostolato.
Le
condizioni da lui proposte, sono coltivare lo spirito di santità e di
apostolato d’ambiente, conoscere personalmente i membri della Pia Società San
Gaetano e costruire una comunità di persone che vivono nell’amore, nella
fraternità e nell’impegno comune verso Cristo salvatore, discutere insieme su
come crescere nell’amore di Cristo per farlo conoscere e amare dagli altri e,
infine, impegnarsi nella stretta collaborazione con la Pia Società San Gaetano
nella quale deve considerarsi di famiglia sentendosi di casa nelle varie comunità[6].
9. Dalla Regola di Vita
Amici,
Collaboratori
e
altre istituzioni che si ispirano al nostro carisma
Associamo alla nostra Congregazione, secondo le modalità espresse nel Direttorio generale, coloro che vogliono impegnarsi a tendere alla perfezione evangelica secondo lo spirito della nostra Famiglia e partecipare alla sua stessa missione.
Suscitiamo
perciò Amici e Collaboratori che vivono il nostro ideale e ne condividono il
progetto apostolico: in questo li consideriamo della nostra Famiglia,
partecipi al nostro carisma, siano essi consacrati o sposati, ordinati o laici
(SI 310-315)[7].
“Amici” e “Collaboratori”
Il nostro carisma può essere condiviso da quanti, specialmente tra i laici, si sentono di esprimere forme particolari di servizio nella comunità ecclesiale.
Accogliamo con gioia “Amici” e “Collaboratori” della Congregazione e delle singole comunità, i quali possono costituirsi, con statuti propri e secondo ambiti specifici, in istituzioni che contribuiscano a realizzare sempre più compiutamente la missione pastorale della nostra Famiglia[8].
CAPITOLO TERZO
Statuto
I - IDENTITÀ DEGLI AMICI
10.
Il carisma[9]
della Pia Società San Gaetano
Dio Padre, che ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio, chiama i preti e i diaconi della Pia Società San Gaetano, personalmente e insieme, a contemplare vivere e promuovere il mistero di Gesù sacerdote servo. Essi sono chiamati a praticare per primi e insegnare poi ad amare Dio con tutto il cuore, ad amarsi a vicenda come Gesù ci ha amati, a santificare il lavoro e la vita quotidiana, nella fede e nel servizio ai fratelli.
La loro missione consiste nel mettersi totalmente a disposizione del Padre per contribuire alla realizzazione del suo meraviglioso piano sull'umanità. Essi vivono in comunità di consacrati, preti e diaconi, uniti nella carità con ministeri distinti e complementari. Diventano così segno e primo nucleo di una Chiesa nella quale ognuno è chiamato a mettere a servizio degli altri i doni ricevuti, per contribuire a costruire la famiglia dei figli di Dio.
Nella vita e nel servizio pastorale si sforzano di imitare Gesù sacerdote servo, che nell'incarnazione si è fatto vicino agli uomini, è vissuto con semplicità a Nazareth, santificando il lavoro e la vita quotidiana, e ha annunciato il Vangelo, mostrando particolare attenzione ai poveri, ai peccatori, ai sofferenti.
11. La partecipazione al carisma
Gli Amici di don Ottorino sono donne e uomini, consacrati o sposati, ordinati o laici, che condividono il carisma della Pia Società San Gaetano impegnandosi a tendere alla perfezione evangelica secondo lo spirito della Congregazione, a viverne l’ideale e a partecipare alla sua stessa missione e progetto pastorale.
Essi, in unità spirituale con i religiosi della Pia Società San Gaetano, accolgono l’invito di don Ottorino a vivere il Vangelo, a portarlo nel mondo col loro peculiare modo di agire e a testimoniare che siamo fratelli tra noi ("perdonare, sopportare, comprendere, aiutare e per tutti avere un sorriso") e con il fratello Gesù ("con Gesù nel cuore, nella famiglia e nel lavoro"), protesi verso l’eternità[10].
In tal modo rispondono alla chiamata alla santità e la vivono nelle realtà temporali, ordinandole secondo il disegno di Dio, nella vita e nel lavoro quotidiano, seguendo l’esempio della famiglia di Nazareth.
12.
Unica Famiglia
Gli Amici di don Ottorino formano con i religiosi della Pia Società San Gaetano un’unica Famiglia, che si ispira all’esperienza spirituale di don Ottorino e nutre la stessa ansia apostolica di convertire il mondo all’Unità nella Carità, attraverso una pastorale diaconale che privilegia le comunità e le persone più povere.
13.
Impegni fraterni
Gli Amici di don Ottorino,
considerando fratelli i religiosi della Pia Società San Gaetano, pregano per
loro, si interessano della loro attività pastorale e missionaria e in modo
particolare offrono ogni venerdì il sacrificio del lavoro e un momento
particolare di preghiera (la corona del Rosario, le Lodi mattutine o i Vespri,
l'Eucaristia ecc.) per la Congregazione.
I religiosi vivono la particolare comunione con gli Amici offrendo per loro ogni venerdì la preghiera e il sacrificio del lavoro; ogni giorno viene celebrata una santa messa per gli Amici e le loro famiglie[11].
II - I
COLLABORATORI
14. Identità
Gli Amici di don Ottorino che intendono condividere il carisma della Congregazione attraverso la promessa di partecipare più strettamente ai suoi progetti spirituali, pastorali e missionari sono chiamati Collaboratori.
15.
Impegni
Oltre agli impegni comuni degli Amici di don
Ottorino, i Collaboratori:
-
Stabiliscono
rapporti personali con i religiosi delle comunità della Congregazione e formano
con loro una comunità di persone che vivono nell’amore, nella fraternità e
nel comune impegno per Cristo, per conoscerlo e amarlo, per farlo conoscere e
amare da tutti.
-
Cooperano
strettamente con la Pia Società San Gaetano vivendo e comunicando il carisma,
collaborando direttamente in qualche iniziativa e progetto pastorale e
missionario, partecipando alla pastorale vocazionale, orientando eventuali
benefattori per sostenere la Congregazione e i suoi progetti missionari e di
promozione umana.
16. Promessa
La promessa di aderire alla Pia Società San Gaetano, atto con il quale gli Amici di don Ottorino diventano Collaboratori, viene emessa, in un primo tempo, privatamente e per il periodo di un anno.
Successivamente
i Collaboratori possono impegnarsi pubblicamente, per periodi più prolungati o
anche in perpetuo, con una particolare celebrazione nell’Assemblea annuale di
zona degli Amici di don Ottorino, oppure in seno al gruppo al quale
appartengono.
17. Ammissione alla promessa
L’ammissione alla promessa viene fatta dal
Delegato, su domanda del candidato, dopo il discernimento con l’Animatore.
La
promessa viene emessa dopo un adeguato periodo di formazione e di preparazione.
18. Formula della promessa
La formula della promessa manifesti esplicitamente la decisione di aderire alla Congregazione, vivendone lo spirito, coltivando la carità e la fraternità e assumendo gli impegni dei Collaboratori.
Può essere personalizzata, seguendo la seguente traccia: «Io (NN…..), sentendomi chiamato a condividere il carisma della Pia Società San Gaetano, ringrazio Dio per il dono di questa vocazione e mi impegno a (esplicitazione degli impegni), per il periodo di (precisare la durata della promessa).
La Vergine santa e don Ottorino intercedano presso Dio la fedeltà e la generosità necessarie a collaborare nelle opere della Congregazione per il bene dell’anima mia e dei fratelli».
19.
Cessazione dell'impegno
L’impegno derivante dalla promessa può cessare per scelta personale manifestata al Delegato o con atto del Delegato stesso quando, dopo il doveroso discernimento, vengano constatati comportamenti non coerenti con gli impegni assunti.
Pur cessando di essere Collaboratori essi possono continuare a considerarsi Amici di don Ottorino.
III - ORGANIZZAZIONE
20. Amici di don Ottorino e comunità religiosa
Gli Amici di don Ottorino, sia individualmente che in
gruppo, sono strettamente coinvolti nella vita della Congregazione e, pertanto,
legati ad essa con vincoli speciali.
Il legame viene reso visibile nella relazione con le
comunità religiose con le quali essi sono in contatto e collaborano.
21.
Gruppi di Amici di don Ottorino
Gli Amici di don Ottorino possono organizzarsi in
gruppi e impegnarsi in opere specifiche di testimonianza, preghiera,
evangelizzazione, promozione umana, cooperazione missionaria, pastorale
vocazionale o altro.
Un gruppo che nasce dall’azione e dalla sensibilità
di singole persone (religiosi o Amici) e per iniziative particolari agisca in
comunione con l’Animatore della zona.
I Collaboratori non costituiscono un gruppo a parte rispetto agli Amici se non per quanto concerne la loro formazione e preparazione alla promessa.
22. Animatore
In ogni zona pastorale nella quale opera la Congregazione il Delegato incarica un religioso come Animatore degli Amici di don Ottorino.
Il Delegato provvede pure a mantenere collegati eventuali Amici e Collaboratori, o gruppi di essi, che agissero al di fuori delle zone pastorali nelle quali sono presenti le comunità dei religiosi.
23.
Coordinatore
In ogni zona pastorale un Coordinatore, scelto possibilmente tra i Collaboratori, assume il servizio di guidare il gruppo promuovendo le iniziative di formazione, gli incontri di spiritualità e le forme e i modi più opportuni per far crescere la fraternità tra loro e con i religiosi della Congregazione.
Il Coordinatore, eletto nell’Assemblea generale per il periodo di tre anni, può essere rieletto solo per un secondo mandato.
24.
Coordinamento generale
Il coordinamento generale degli Amici di don Ottorino viene svolto dal Delegato del Superiore generale. A lui compete promuovere, avvalendosi anche di una segreteria, le iniziative generali, il periodico “Unità nella Carità” e il foglio di collegamento dei Collaboratori.
25.
Iniziative comuni
Con incontri periodici
l’Animatore e il Coordinatore, avvalendosi, se lo ritengono opportuno, di un
gruppo animatore, definiscono le iniziative più opportune per garantire la
fedeltà degli Amici di don Ottorino allo spirito della Congregazione, l’unità
nella carità e il lavoro d’insieme.
In particolare organizzano le riunioni degli Amici, i ritiri, gli incontri di preghiera, l’impegno di vita e le altre iniziative di animazione fraterna e di promozione umana.
26. Assemblea annuale di zona
L’Animatore e il Coordinatore convocano l’Assemblea annuale nella quale viene verificato il cammino degli Amici e preparato il programma dell’anno successivo.
27. Assemblea straordinaria
Il Delegato convoca un'Assemblea nazionale degli Amici, almeno una volta ogni sei anni, soprattutto in coincidenza con la preparazione immediata del Capitolo generale della Congregazione.
Egli stesso, unitamente agli Animatori e ai Coordinatori, indica le modalità della partecipazione e dell'organizzazione dell'Assemblea.
28.
Formazione
La Congregazione offre agli Amici di don Ottorino iniziative formative per far conoscere la storia della Congregazione, riflettere sulla Regola di Vita e sui testi di don Ottorino, studiare gli orientamenti della Chiesa e leggere la realtà affinché col loro peculiare modo di agire portino il Vangelo dentro le strutture del mondo e operando santamente dappertutto consacrino a Dio il mondo stesso.
Particolare attenzione viene data alla formazione permanente dei Collaboratori.
29.
Aspetti economici
I gruppi degli Amici di don Ottorino provvedono per proprio conto alle necessità economiche in modo da essere autosufficienti. Essendo gruppi di volontari non potranno trarre profitto, per sé o per i propri membri, dalla gestione dei fondi destinati al funzionamento dei gruppi o a sostenere progetti di promozione umana.
L’amministrazione dei beni sia fatta con trasparenza. Le iniziative e le attività tese a raccogliere fondi per sostenere progetti di cooperazione e di solidarietà manifestino l’armonia del gruppo e vengano realizzate in accordo con i Coordinatori e gli Animatori.
In caso di scioglimento di un gruppo, eventuali giacenze in denaro o in beni siano impiegate nelle opere di carità della Congregazione.
IV - COLLEGAMENTO
E PARTECIPAZIONE
ALLA VITA DELLA CONGREGAZIONE
30.
Collegamento
Lo strumento ordinario di collegamento tra gli Amici di don Ottorino è il periodico “Unità nella Carità”. Per i Collaboratori ci sia, per quanto possibile, un foglio di collegamento.
31.
Contributo al Capitolo generale
In preparazione ai Capitoli generali della Congregazione gli Amici di don Ottorino danno il loro apporto di idee e di esperienze tanto sui temi proposti come su questioni che essi stessi possono sollevare.
Tale apporto sia frutto del lavoro comune, venga raccolto in un documento, definito nell’Assemblea straordinaria degli Amici e inviato alla Commissione Precapitolare.
[1] Articolo n. 11
[2] Regola di Vita, Introduzione storica
[3] Luca 10, 1
[4] Don Ottorino, Unità nella Carità, 27 ottobre 1964 (numero 0 del periodico)
[5] Don Ottorino, Unità nella carità, N. 1, 1965
[6] Cfr. Scritti Ispirati, pp. 310-312
[7] Regola di Vita, C18
[8] Regola di Vita, D12
[9] La parola "carisma" significa "dono". Costituisce il mezzo e il modo con i quali lo Spirito di Dio agisce nei singoli a beneficio della comunità. Tutti sono così invitati a partecipare attivamente alla vita della Chiesa offrendo il contributo specifico del loro carisma.
[10] Cfr. Unità nella Carità, 27 ottobre 1964
[11] Cfr. Unità nella Carità, 27 ottobre 1964