Guatemala – Tajumulco

 

Venerdì 7 ottobre 2005

 

Carissimi, siamo in emergenza!

Siamo completamente isolati quanto a strade. I danni sono gravi: case portate via dalla corrente, varie dalle frane; il ponte della Vega pare che non ci sia più.

Si sono formate varie commissioni per l'emergenza e la parrocchia coordinerà le comunicazioni, sperando che tutto funzioni. Le previsioni parlano ancora di pioggia.

Le case portate via si contano a decine, i morti per ora riportati, anche se non ufficialmente, sono una trentina, delle comunità più “vicine”. Ancora non ci sono comunicazioni con le comunità più lontane e presumibilmente più colpite. Le persone attualmente rifugiate dai vicini, nelle chiese, scuole... superano il migliaio (sempre dati del circondario).

In paese si é cominciato a raccogliere viveri e a distribuirli ai rifugiati, solo per un giorno, ma già sono esaurite le poche scorte. Il governo aveva promesso ieri che avrebbe mandato viveri con un elicottero ma non si é visto niente, e sta cominciando a piovere nuovamente; questo significa celo coperto e non visibilità per il volo aereo a bassa quota. L’unica consolazione che porterebbe la pioggia sarebbe l’ acqua che si può raccogliere, dato che questo é il problema più grosso al momento.

In Parrocchia stiamo generando corrente per caricare i cellulari che ci permettono di mantenere l’unica comunicazione, a parte l’internet, soprattutto con alcune comunità.

Ringraziamo il Signore che si é creata molta collaborazione con i responsabili delle varie chiese.

Quello che sta funzionando meno sembra essere il settore pubblico (municipalidad) ma speriamo che anche questo si aggiusti al momento di avere relazioni ufficiali con le organizzazioni del governo.

L’ambiente sembra essere abbastanza positivo in paese, non si sono ancora manifestate situazioni di nervosismo, liti o cose del genere.

Vi terremo informati sull’evoluzione della situazione, e speriamo con migliori notizie di quelle che molti ancora temono.

Un saluto fraterno. Uniti nella carità.                                 

Antonio, Arimateia e Giuseppe

 

 

Sabato 8 ottobre 2005

 

Carissimi sono le undici del mattino e sono due giorni che non piove. Il sole lo abbiamo visto per una ora stamattina e questo sta asciugando il terreno permettendo una miglior mobilizzazione delle persone.

C’é una strana calma in paese, molte persone hanno lasciato i rifugi e stanno lavorando per recuperare le loro case, naturalmente quelle invase dal fango non quelle che non ci sono più.

Si sta aspettando l’elicottero che dovrebbe portare i primi aiuti, però la presenza di un’altra depressione tropicale sta complicando il volo nel territorio nazionale. Ieri si é riusciti a ristabilire momentaneamente il segnale di Telefonos del norte per coordinare un poco con CONRED.

Si sono potute riabilitare alcune sorgenti di acqua che, anche se non é esattamente potabile, però é abbastanza pulita e soprattutto é acqua, per cucinare, per lavarsi, lavare i vestiti e le stoviglie ecc.

Ancora si vede difficile l’organizzazione del lavoro perché dopo le prime due riunioni delle commissioni la gente si é dispersa e solo si mantengono la commissione di alimentazione (che per adesso può dare solo... indicazioni alle comunità perché si organizzino per ricevere gli aiuti quando arriveranno), e la commissione di sicurezza o di ordine pubblico. Per le comunicazioni sono rimasto io.

Ieri pomeriggio hanno portato in chiesa una delle prime vittime che hanno potuto recuperare: un bambino di 4 anni che hanno dovuto passare con una teleferica improvvisata dall’altra parte del torrente dove rimane il resto della famiglia. Sarà difficile trovare la maggior parte delle vittime travolte dall’acqua e sicuramente questa é la tristezza più grande in questo momento.

Pensiamo che passeranno molte settimane prima che possano riabilitare la strada verso S. Marcos, l’unica nostra speranza é recuperare l’altra strada verso Monteperla e Boxoncán, ma bisogna ristabilire il passo lì dove avete visto nella foto fra le due case e ci vogliono macchine.... e da dove verranno? (Don Giuseppe)

 

Il diac. Antonio Ferrari e p. Arimateia stanno tentando di liberare il ponte dalle macerie.

 

Domenica 9 ottobre 2005

 

Oggi é domenica (anche se ci é costato un poco fare il calcolo dei giorni) e il giorno é cominciato con una buona novità: si é ripristinato il servizio di energia elettrica e quindi anche il telefono e la radio diocesana. Questo ci ha permesso avere comunicazione con altre comunità finora isolate.

Sembra che il numero di vittime non aumenti: finora accertate (recuperate) 18,  dispersi 12, dei quali si sono incontrate solo parti.

Anche le comunità della Cuenca del fiume Suchiate hanno comunicato che vittime, grazie a Dio non ce ne sono, però ci sono decine le famiglie che hanno perduto tutto, alcune persone sono riuscite a salvarsi scappando solo con la biancheria intima.

Le strade sono tutte da rifare, come i ponti spazzati via e i viveri già sono finiti.

Purtroppo quando chiamano qui alla Parrocchia per chiedere aiuti non possiamo offrire niente perché nemmeno qui sono ancora arrivati.

Al termine della prima S. Messa, delle 7 della mattina, le poche decine di persone che sono riuscite a venire, hanno condiviso le notizie che portavano dalle loro comunità e poi sono tornate ad esse con il conforto della Eucarestia celebrata e della solidarietà dei fratelli. Il diac. Antonio e il P. Arimateia sono partiti per Boxoncán, la comunità più colpita con 23 morti, tutti di un settore, solo 12 dei quali si sono potuti recuperare fino al momento. Alcune vittime non erano di lì ma solo stavano visitando parenti.

D. Giuseppe é rimasto in paese per celebrare la seconda S. Messa e perché partecipa della coordinazione degli aiuti e mantiene i contatti (le comunicazioni) con le istituzioni del governo.

Nei rifugi sono rimaste solo le persone che definitivamente hanno perso tutto, mentre chi ha potuto é tornato a casa per sgomberarla del fango e altri detriti e recuperare le cose che avevano.

La gente si sta ingegnando per costruire ponti di fortuna per attraversare i numerosi torrenti formatisi con le frane. Nel frattempo ascoltiamo notizie che dall’altra parte del territorio nazionale sta straripando il Motagua e il commento della gente é “purché non faccia altri danni qui”.

Anche il sole ci ha sollevato l’animo per un po’. Dio voglia che riesca ad averla vinta sulle nuvole e possano arriva gli aiuti “dal cielo”.

Un saluto a tutti.           d. Giuseppe

 

Lunedì  10 ottobre 2005

Carissimi, vi mando qualche foto. Non sono molte, ma dopo il sole di questa prima mattina, é cominciato a piovere nuovamente e arrivando a Boxoncán, o meglio alle prime case  Arimateia é riuscito a fare solo una foto. Ti renderai conto di come fosse quasi impossibile andare oltre. Oggi non sono riusciti a ritrovare nessuno dei dispersi e forse ormai dovranno rinunciare. La notizia più triste é che fra le vittime c'é don Julian Chavez che solo 20 giorni fa avevo istituito come Ministro Straordinario dell'Eucaretia per Boxoncán, lui e suo figlio sono stati ritrovati. Anche 5 familiari di don Simon sono stati ritrovati, in tutto una dozzina, ma la lista che Antonio ha potuto portare é di 25 persone.

Ripeto che non sono riusciti a raggiungere l'altro gruppo di ricerca dall'altra parte dell'aldea.

Il panorama che si profila é veramente poco rassicurante quanto a prospettive di "ricostruzione": dove? Quello che é rimasto, fino a che punto si può ritenere "sicuro"?

Stiamo aspettando con ansia il bel tempo, ma le previsioni non sono incoraggianti. Fra quanti giorni si potrà fare una ricognizione aerea? E i viveri? Come farli arrivare?

Oggi mi hanno telefonato dei volontari che sarebbero disponibili a venire in dicembre, ma al momento non ho la piú pallida idea di che cosa avremo bisogno.

Vi saluto. Alla prossima.   d. Giuseppe

 

In questo momento stanno trasportando viveri (i primi) dalla Cumbre fino a Toninchún in pickap e da Talzá (Chechan) li trasporteranno a spalle fino al paese. Speriamo arrivino tutti!? Mi comunicano che la carretera interamericana é stata completamente riabilitata e da S. Marcos alla Cumbre arrivano i camion.

Ci avevano annunciato l'arrivo di due elicotteri in mattinata (erano già decollati da Xela) ma avrebbero prima fatto il giro a Tacanà e Sibinal. Dove sono in questo momento non lo so ma sicuramente già non arriveranno qui perché si é messo nuovamente a piovere. Credo che ormai li vedremo in fotografia, se ce la mandano per e-mail!!

Ormai la pioggia sta diventando "amica" per moltissima gente che non ha acqua potabile cosa comune nella maggioranza delle comunità. Già stanno arrivando numerose delegazioni delle differenti comunità alla municipalità per consegnare liste di danni, e alcune stanno già pensando che sarà meglio abbandonare definitivamente il luogo che si è rivelato troppo insicuro, perciò già non pensano di riparare acquedotti o strade. Questa sembra essere la prospettiva per la maggioranza di coloro che hanno subito danni.

Stamattina Antonio e Arimateia sono andati a Malacate ma non sono ancora tornati.

Ieri ho chiesto loro che scrivessero le impressioni della visita a Boxoncán ma... forse quando torneranno da Malacate...

 Un saluto.  d. Giuseppe

 

I colpiti sono i più poveri che vivono nell’altipiano di San Marcos, Sololà e nella costa.  Le vittime finora sono 652, i feriti 100, dispersi 384, 133 mila 912 persone colpite dal dramma ecologico, 93 mila 893 persone collocate negli ospizi pubblici e privati, 5 mila 225 case con serio problema, 1298 case distrutte, 421 comunità semidistrutte, 316 edifici educativi con gravi problemi nelle sue strutture...

In alcune comunità dell’altipiano, dopo quasi 10 giorni, non é ancora arrivato nessun aiuto, a causa del mal tempo che non permette raggiungerle per via aerea, dato che per via terra non é possibile, perché ci sono molte slavine e ponti distrutti (totale 15).

I nostri confratelli di Tajumulco stanno bene, ma stanno soffrendo e sopportando la penuria dell’inclemenza del tempo e della triste realtà con la gente, agglomerata nel salone della municipalità ed altri alberghi. Sono più di mille. I tre confratelli  sono al lavoro per aiutare la loro gente e dar loro consolazione e speranza : don Giuseppe si dedica a mantenere le comunicazione con CONRED e le autorità civile e sociali, diac. Antonio e P. Arimateia si fanno buoni samaritani cercando di soccorrere i più bisognosi e visitando alcune aldee.

Tutta Guatemala sta facendo una campagna di solidarietà per accudire alle necessità degli alluvionati, anche se stanno arrivando aiuti dalle altre nazioni.

Le conseguenze di questo disastro naturale sono gravissime e ci vorranno alcuni anni per riparare i danni. Si stima che i danni siano superiori a quelli del Mitch dell’anno 1998.

La nostra comunità parrocchiale si é fatta subito solidale nella preghiera, ma sta anche raccogliendo alimenti, vestiario, coperte, acqua potabile, ecc... per inviarli alle comunità di Tajumulco.

Tutto questo mi fa pensare sulla necessità di offrire anche ai più poveri luoghi più sicuri e strutture più solide (é forse un sogno o illusione!)...

Uniti al Cristo sofferente nei volti di questi nostri fratelli e sorelle alluvionati, vi saluto con affetto P. Vittorino

 

 

"Passata é la tempesta...” (sabato 15 ottobre)

 Comincio con queste parole del poeta perché in realtà la tempesta é passata, le piogge hanno ripreso un ritmo normale non intenso, c’ é stato anche qualche giorno di sole, ma ancora non si può parlare di “...odo gli uccelli far festa”. Ora viene il momento davvero più difficile che è quello di organizzare e mettere d’accordo la gente perché gli aiuti disponibili non vadano perduti per la disorganizzazione o peggio per stupide divisioni.

Il silenzio dei giorni scorsi si deve in parte al poco tempo disponibile e alla lentezza con cui si sta concretizzando la struttura ufficiale del Centro di Operazioni di Emergenza (C.O.E.) che é visto come un nuovo centro di potere e quindi da conquistare, e se già é fragile la struttura municipale finiscono per prevalere altre leadership.

É ospite in casa nostra (campo neutro) il coordinatore di CONRED (l’istituzione del Governo per la Riduzione di Disastri).  Il suo compito é semplicemente quello di organizzare la formazione e il funzionamento del C.O.E. municipale, ma dopo tre giorni di difficili mediazioni, quello che sembrava un accordo raggiunto e firmato nella Municipalità ora é rimesso in discussione dai leaders che normalmente dominano nel paese.

Fino a questo momento non si é potuto raccogliere l’informazione neanche della metà delle comunità del municipio per cui non si ha ancora un quadro globale della situazione e non si può rispondere in modo adeguato all’emergenza.

Questa mattina abbiamo avuto la visita del Presidente della Repubblica e del Segretario Esecutivo. Hanno potuto constatare non solo la gravità dei danni ma anche la fragilità dell’organizzazione. Dopo un breve incontro con il C.O.E. e una visita al magazzino di viveri (praticamente vuoto), il Presidente ha esortato la popolazione ad appoggiare le loro autorità per uscire insieme da questa crisi.

La nota più positiva della giornata senza dubbio é stata l’attività ricreativa per i bambini, organizzata dalla Commissione di Salute come un aiuto per alleggerire la tensione psico-emotiva che hanno sofferto in questi giorni. Di riflesso ha aiutato anche i genitori.

Grazie a Dio non si sono dati finora gravi problemi di salute, nonostante la mancanza di acqua potabile nella quasi totalità delle comunità (evidentemente hanno buoni anticorpi).

Il primo aiuto di cui abbiamo bisogno ora é la Pazienza e la Sapienza che solo Dio ci può dare. Meno male che per chiedere questi aiuti non c’é nessun tramite burocratico. Chiediamoli insieme.

Spero poter mandare al più presto buone notizie.   Un saluto a tutti. (don Giuseppe)

 

"...odo uccelli far festa…" (domenica 23 ottobre)

Adesso sì si può parlare di "festa", nel senso che la vita sta tornando alla normalità: già é aperto il passo per arrivare a S. Marcos e il trasporto pubblico é ripreso, domenica c’é stato mercato "quasi normale" (non arrivano ancora i prodotti della costa), i negozi sono nuovamente aperti e riforniti, sta cominciando a funzionare il Centro di Operazioni di Emergenza con l'aiuto di alcuni specialisti dell'esercito ... e... alcune comunità stanno preparando la loro festa patronale per la prossima settimana.

Ora viene il problema di pensare alla ricostruzione anche se con una grande incognita: dove si può ricostruire senza mettere nuovamente in pericolo le famiglie? E di che potranno vivere dopo aver perso la maggior parte dei terreni coltivati?

C’é bisogno di fare una valutazione di rischio dei territori colpiti ma ci vuole personale esperto.

In questi giorni si é già dato un caso di conflitto fra due comunità per la riubicazione delle famiglie che hanno perso tutto, perché anche quelli che non hanno perso la casa vogliono andarsene e hanno invaso terreni confinanti. Speriamo si mantenga come un caso isolato.

Non ritiriamo per ora la collaborazione diretta con il C.O.E. peró cominceremo ad organizzarci come Parrocchia per guardare al futuro con speranza e con ordine.

Ringraziamo tutte le persone che ci accompagnano con la preghiera e con la raccolta di aiuti che saranno diretti soprattutto a progetti di ricostruzione, ricordando che non si tratterà solo di case ma anche di opportunità di sussistenza.

Continuiamo uniti nel Signore. Che Dio benedica tutti voi.  (d.Giuseppe, Diac. Antonio, P.Arimateia)

 

 

INTERVISTA A MONS. ALVARO RAMAZZINI

 

Mons. Alvaro Ramazzini, è vescovo di S. Marcos, una della diocesi più popolose del Guatemala, a 300 km . dalla capitale e ai confini con il Messico. E’ venuto a Vicenza varie volte, l’ultima a Lapio di Arcugnano nel giugno scorso per dare la sua testimonianza durante la fiaccolata in commemorazione del martirio di P. Tullio Maruzzo, vicentino martirizzato in Guatemala 24 anni fa.

Quando si è scatenata la tormenta tropicale era riunito con la conferenza episcopale ed essendo il presidente della commissione delle comunicazioni sociali di detta conferenza ed anche per essere un vescovo che lotta per la difesa dei più poveri è stato intervistato dal quotidiano più diffuso del Guatemala “Prensa Libre”. Ecco di seguito la traduzione del testo dell’intervista.

Terminata l’intervista è partito con un elicottero per visitare i religiosi della Pia Società S. Gaetano che vivono in una delle comunità più flagellate dalla tormenta. Lo stesso giorno l’abbiamo sentito per telefono e ha esclamato: “Tajumulco è una desolazione!”.

 

La Tormenta tropicale STAN ci ha impoverito ancor di più, dice il Vescovo

 

Monsignor Álvaro Ramazzini, che partecipa nel coordinamento degli aiuti ai danneggiati, nella sua diocesi, in San Marcos, afferma che le autorità non reagirono in tempo davanti alla pioggia e gli dispiace che “la catastrofe abbia fatto più poveri i poveri”.

 

Com’è la situazione nella sua regione?

Si sta facendo un inventario dei danni, ma è certo che ci sono molte comunità isolate, zone inondate, molte vittime, mancanza di viveri e migliaia di persone danneggiate.

 Come si ripercuoterà questo disastro in San Marcos?

Solamente come esempio: se si arriva a determinare che migliaia di famiglie hanno perso la propria casa e che vivono in un luogo a rischio dove si sistemeranno con le difficoltà che abbiamo per accedere alla terra? Il problema è molto serio, ha piovuto sul bagnato. Per un livello già alto di povertà, questa catastrofe ci fa ancor più poveri.

 La gente si lamenta perché non arrivano i viveri, come valuta la gestione degli aiuti?

Ci ha causato difficoltà il fatto che si sono interrotte le vie di accesso e non si è potuto stabilire con prontezza un ponte aereo. Lo Stato non ha mezzi: mancano aerei, piste ed elicotteri. Io credo che non ci sia stata cattiva volontà del Governo, non lo sto neanche difendendo, solamente non c’è stata capacità di reagire all’accaduto.

Tutto ciò mostra la gran debolezza che ha il paese nella sua struttura sociale, economica e logistica di reazione.

In più non ci sono studi geologici che possono prevenire questi disastri. Sono stati tre giorni di pioggia e il sistema è crollato. Se fosse stato una settimana ci avrebbe sommersi.

 Il Governo ha offerto il tetto minimo ai danneggiati. Sarà sufficiente per i primi mesi?

Quello che c’è da fare è un piano serio di ricostruzione della regione. Da quello che ho capito Segeplan (ente di pianificazione nazionale) ha intenzione di farlo.

 Cosa deve contenere questo piano?

A lungo termine c’è il ricupero della terra, i sussidi ai contadini che hanno perso il raccolto e la costruzione di case. C’è bisogno di un piano integrale di ricostruzione. Bisogna pensare già dove devono andare a vivere, bisogna cercare già i luoghi.

La speculazione dei prezzi sta danneggiando ancor più le vittime.

È una vergogna, indegna e immorale.  Se ci sono cristiani che hanno fatto questo, sarebbe meglio che non si dicano cristiani, perché non agiscono come persone che credono in Dio. Approffittarsi!

 

Dal giornale “PRENSA LIBRE”

 

Alla fine della loro assemblea i vescovi del Guatemala hanno emesso un comunicato intitolato “Uniti nella solidarietà”, dove esortano i guatemaltechi a rimanere uniti e consolidare ed ampliare la catena di solidarietà verso i danneggiati e i sopravvissuti dalla tormenta tropicale STAN, che ha flagellato per 13 giorni il paese.

 

Nei sette punti del comunicato della Conferenza Episcopale del Guatemala (CEG), si toccano temi tali come i gesti di eroismo, il richiamo all’unità e il futuro, fra gli altri temi.

Hanno anche ricordato: “Abbiamo potuto ammirare i gesti di eroismo di coloro che sono andati in cerca dei fratelli bisognosi di aiuto”. Hanno aggiunto che le diocesi hanno solidarizzato con le zone più colpite…”

“Il meglio del popolo guatemalteco in termini di generosità si è manifestato in questo tempo di dolore. (…) Possiamo leggere la bontà di Dio in mezzo alle avversità”, hanno ricalcato.

 

Catena di solidarietà

“Di fronte alla realtà tanto dolorosa, la Chiesa Cattolica in Guatemala anima all’unità tutti i guatemaltechi per consolidare e ampliare la catena di solidarietà, allo scopo che tutti contribuiscano a salvare vite umane, a portare il necessario soccorso”, hanno dichiarato.

Fra le altre cose hanno ricalcato l’importanza di organizzare gli sforzi per una effettiva ricostruzione.

“ Dalle istituzioni dello Stato fino alla famiglia più umile, tutto dobbiamo contribuire con il nostro sforzo solidale”.

 

Radiografia del paese

Nel suo pronunciamento, la Conferenza episcopale ha fatto capire la necessità di creare più fonti di lavoro e rinnovare l’investimento.

La tormenta tropicale Stan ha messo a nudo “la miseria dei più bisognosi del Guatemala...

Stan ci ha lasciato non solo il disastro e le vittime, ci ha mostrato la radiografia delle nostre carenze e improvvisazioni, delle nostre politiche economiche e sociali fortemente egoistiche”, hanno sottolineato.

Si sono domandati: “Fino a che punto abbiamo favorito le necessità più urgenti dei più poveri nei nostri progetti?”

 

Tajumulco 4 Novembre 2005

 

Questa mattina ci siamo riuniti con alcuni coordinatori delle Zone Pastorali della Parrocchia per condividere la “esperienza” drammatica vissuta nelle ultime settimane, cercare di capire il messaggio di Dio in tutto questo e vedere come rispondere alla luce del nostro impegno cristiano.

Non erano molti i presenti però rappresentavano le comunità più colpite. Abbiamo cominciato la riunione facendo memoria: abbiamo proiettato circa 140 fotografie scattate in questo tempo perché ognuno potesse “partecipare” di quello che anche altri fratelli hanno sofferto.

Poi si é dato spazio perché ognuno raccontasse. Naturalmente la più toccante fu la testimonianza del catechista di Boxoncàn che ha raccontato come ha vissuto tutta la comunità la paura, la pena per i morti, l’ansia di recuperare i cadaveri, la grande collaborazione delle comunità vicine.

Abbiamo cercato quindi di ascoltare come la gente delle nostre comunità ha commentato e interpretato quanto accaduto. Riporto qui alcuni commenti:

-É un richiamo (rimprovero, castigo) di Dio per la molta cattiveria che c’é nel mondo... più c’é abbondanza più c’é cattiveria...

-É un richiamo perché ci avviciniamo di più a Lui (tra la gente c’erano stati anche sogni premonitori in questo senso)...

-É colpa della troppa divisione in molte “chiese” (sette protestanti)...

-Per noi comincia una vita nuova, perché se Dio non ci avesse voluto vivi ci avrebbe portato via con gli altri..

 É venuto poi il momento di “guardare avanti”.

Si é insistito molto sulla necessità di organizzarsi, però in maniera onesta e solidale (cosa che non si riscontra nelle istituzioni locali come “alcaldes auxiliares, Comités, Municipalità..”) però anche con base legale per poter avere contributi.

Si é sottolineata anche la necessità di rianimare e appoggiare le persone traumatizzate dall’evento (salute mentale) e come la Chiesa possa e debba svolgere un’ opera importante per “riavvicinare a Dio” la gente che ha accettato il suo “richiamo”.

Con noi c’erano anche tre agenti della Pastorale Sociale della Diocesi che hanno presentato le possibilità di aiuti che si stanno coordinando: rifugi provvisori, sistemi di acqua potabile, assistenza alimentare per 6 mesi;

però sottolineando come tutto questo sarà possibile solo se ci sarà organizzazione e informazione rapida e veritiera.

Abbiamo dovuto ritardare il pranzo di quasi un’ora ma alla fine i catechisti sono tornati alle loro comunità motivati, coscienti e con l’impegno di assumere le responsabilità che la stessa fede che professiamo esige da tutti.

Sembra che la strada sarà quella di muoverci autonomamente come Parrocchia senza legami con la municipalità anche se con l’occhio attento a non duplicare inutilmente gli sforzi e non sostituirci alle responsabilità istituzionali.  Magari sarà poco quello che potremo fare ma vogliamo farlo bene.

Un saluto a tutti e continueremo a mantenervi informati.      don Giuseppe